Tutto è bene quel che prosegue male

Tutto è bene quel che prosegue male

Di recente mi è stato chiesto con cosa io mi sia confrontata prima di sostenere la mia audizione alla Juilliard e quale sia il mio consiglio più utile. Credo siano state un miliardo le cose che ho dovuto fronteggiare prima di arrivare all’audizione; di seguito ne riporto alcune.

La Juilliard é un college, ed in quanto tale non ammette studenti che non dimostrino di avere un rendimento scolastico al pari di uno studente di qualsiasi altra facoltà. Non si tratta di entrare in una compagnia, dove ciò che conta è unicamente il talento e la tecnica, la commissione infatti revisiona le pagelle scolastiche di tutti e cinque gli anni di Liceo prima di prendere in considerazione i candidati. Lo stress di dover mantenere alto il training ed il rendimento scolastico non è poco, specialmente sapendo di dover dedicare ore extra di studio alla preparazione del test di Inglese.

Non c’è tempo per essere pigri. L’application apre un anno prima dell’inizio del corso, ed il motivo c’è. La quantità di documenti richiesti e faccende da sbrigare è spaventosa. Perdi una scadenza e perdi il posto, motivo per cui circa ogni settimana ero sul sito ad accertarmi di aver inviato tutto il necessario! Il processo di ammissione richiede un anno intero, e la tensione cala molto raramente (se poi sei così fortunello da non essere ammesso al primo colpo come la sottoscritta, ti becchi la stessa solfa due anni di fila 😉 ).

Non sai mai cosa possa capitare il giorno della fatidica audizione. Sarei dovuta andare a New York per l’audizione in compagnia di una mia amica, la quale ha dovuto però disdire tre giorni prima della partenza. Mi sono quindi ritrovata a gironzolare per cinque giorni a New York, da sola. In quel periodo coincideva anche la più grande delusione d’amore mai ricevuta, che tragggedia! Poi l’arrivo di mal di pancia e mestruazioni nel bel mezzo dell’audizione era la ciliegina sulla torta. Insomma, una congiunzione astrale mi stava infliggendo i sette mali, ma in un modo o nell’altro ne sono venuta fuori… Vincitrice!

Le difficoltà ad ogni modo non finiscono una volta passata l’audizione. Seguono altre millemila pratiche burocratiche per richiedere il visto per gli Stati Uniti e l’intervista in ambasciata.

 

Insomma, potrà sembrare spaventoso, ma ora come ora una delle poche cose di cui vado fiera è di aver sbrigato tutto ciò in completa autonomia. Al tempo mi sono occupata di tutte le pratiche senza coinvolgere i miei genitori, se non per faccende finanziarie di cui io non potevo dare informazioni sufficienti. A due anni di distanza credo di poter dire quello sia stato il mio periodo di transizione da bimba ad adulta, forse un po’ prematuro, ma quella era la mia scelta.

Guardando indietro credo che il consiglio sia semplicemente credere nelle proprie potenzialità e sfruttarle al massimo per ciò che ha veramente valore, in tutto il processo di audizione.

 

PS: Scrivendo questo post mi è venuta un’ansia che non provavo da quando ho fatto tutto ciò sopra elencato. Inspira. Espira.

In foto: Io, sola e depressa al MoMa di NYC, mando ai miei familiari uno scatto che dimostri la mia sopravvivenza 🙂 

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